Il Libro

Quel pomeriggio, prima di tornare a casa, passò per la libreria. Entrò e si avviò direttamente al reparto fantasy. Amava i libri fantasy: leggeva solo quelli. Anche se era una persona concreta, e non credeva nelle fate, nei maghi, elfi… li amava e non poteva fare a meno di leggerli. Non andava spesso in libreria, ci andava ogni tanto. Ogni tot settimane, dipendeva da quanti libri riusciva a leggere ogni tot settimane. Perché?Perché quando passava alla cassa, spesso si vergognava di far vedere a gli altri che leggeva quel genere di libri. Era un uomo timido, solitario.

Era in fila in attesa di pagare, quando venne spintonato da una donna molto attraente.

«Scusi… scusi tanto» disse la donna.

«Niente… ehm, stia tranquilla» rispose lui porgendole i libri che la donna aveva fatto cadere insieme ai suoi.

«Ecco, tenga… questo è suo» disse la donna allontanandosi in fretta. Mentre lui la guardava affascinato.

«Sono ottantasette euro signore… signore?» Disse la cassiera.

«Ah, sì, mi scusi… sì» rispose lui, tornando in sé.

Strano, Pensa Yago, l’incipit di questo libro sembra identico… Gira lentamente la pagina e continua a leggere.

Passò prima per la lavanderia e poi andò a casa; lungo le scale incontrò la signora del primo piano…

Yago si ferma di nuovo, guarda la pagina e: No, non è possibile mi sto lasciando suggestionare, pensa. Ma invece di continuare, parte di nuovo dall’inizio del racconto. Supera la parte letta in precedenza e continua.

… la signora Anna, una ficcanaso senza eguali. Entrò in casa accese lo stereo, programmò una compilation di jazz e andò in cucina per far scongelare la cena. Dopodiché aprì la busta della libreria, tirò fuori i libri…

Yago lascia cadere il libro a terra inorridito. Si allontana da esso come se avesse visto un fantasma. Si guarda intorno, convinto che fosse uno scherzo, una specie di candid camera. Sicuramente adesso usciranno fuori e applaudiranno per lo scherzo che mi hanno fatto, pensa. Ma sa benissimo che non può essere così: non avrebbero avuto lo spazio. E poi perché proprio a lui? Cosa aveva di speciale lui? Con cautela si avvicina di nuovo al libro e riapre la pagina.

… e vide che ce n’era uno che non aveva scelto. Lo prese e ne lesse il titolo – Le fantasie di questo mondo – di Morgana Estro (tratto da una storia quasi vera).

No! Grida Yago, non è possibile! Chiude il libro, ma dopo qualche secondo prende coraggio e continua a leggere.

… Lesse la quarta di copertina scritta dalla stessa autrice: – Spesso da questa parte del mondo, cioè dalla parte reale, succedono cose che dall’altra parte, cioè dalla parte irreale, non immaginano nemmeno. Quale sarà la realtà? Questa o quella – Morgana Estro.

«Sicuramente era di quella donna con la quale mi sono scontrato» disse sorridendo. E iniziò a leggerlo.

Quel pomeriggio, prima di tornare a casa, passò per la libreria. Entrò e si avviò direttamente al reparto fantasy…

Una strana sensazione di disagio comincia ad avvolgerlo; tuttavia continua a leggere finché non arriva esattamente dove si trova in quel momento. Ma prima di girare la pagina si ferma e posa il libro. Ha la testa che gli ronza come uno sciame d’api, ed è bombardata da una serie infinita di domande. Di cui una sola è la più importante, la più rilevante; forse l’unica a dover pretendere una risposta immediata. Come fa quel libro a descrivere esattamente quello che gli sta succedendo?

Ha paura di voltare pagina; non riesce a credere a quello che gli sta accadendo. Titubante guarda il libro appoggiato sul piccolo tavolino vicino alla poltrona; è tentato di riaprirlo e girare pagina, ma non ne ha il coraggio. Continua a guardarsi intorno come se qualcuno lo stesse osservando. Si chiede più volte se gli stessero tirando un brutto scherzo. Improvvisamente comincia a girare per il piccolo appartamento e rovistare nei punti più nascosti, convinto di individuare tracce di qualcosa: telecamere, microfoni, ma non trova niente. Si accovaccia nell’angolo opposto e guarda il libro con angoscia; come se da esso chissà quale incantesimo si stesse per sprigionare. Poco dopo si alza e inizia a girare di nuovo intorno alla poltrona – tenendo sempre il libro sott’occhio. Poi si guarda le dita e rimane sorpreso: le unghie non ci sono più: se l’è mangiate. Ma la curiosità spesso riesce a sopraffare la paura, specialmente quando si tratta del proprio destino. Prende il libro e lo riapre; arrivato al punto dove si trova in quel momento gira la pagina e con sorpresa scopre che le parole sono senza alcun tipo di significato; un’accozzaglia di lettere messe una dietro l’altra senza coerenza: indecifrabili. Aspetta un po’ e poi lo riapre ancora, e poi di nuovo: più e più volte, ma la parte illeggibile rimane invariata.

La mattina dopo apre il libro e scopre che parte delle parole che non si leggevano la sera prima sono diventate comprensibili, fermandosi, poi, sempre nel punto della realtà temporale. Chiama in ufficio e dice che non si sente bene, poi prende il libro e si avvia verso la porta, ma passando davanti allo specchio si rende conto di essere ancora in pigiama. Torna indietro e s’infila velocemente una camicia e un paio di pantaloni. Incuriosito apre il libro e legge le ultime righe.

Chiamò in ufficio e disse che non si sentiva bene, poi prese il libro e si avviò verso la porta, ma passando davanti allo specchio si rese conto di essere ancora in pigiama. Tornò indietro e s’infilò velocemente una camicia e un paio di pantaloni. Aoutrndt af potfgatl dpfvestqaoton d gfl, dotgg, hs gerqh ssmgqotu, fdrbhfgayffd. Mgatdghisfryo; bhlogttabsujt…

Mentre scende le scale incontra la signora Anna del primo piano. Buongiorno Yago, non va a lavoro oggi? Gli chiede la signora Anna. Cosa glielo fa pensare? Risponde lui. Be’, ecco, non la vedo in giacca e cravatta, e quindi… Si faccia gli affari suoi ficcanaso! Risponde Yago, continuando a scendere velocemente le scale. Che villano! Dice la signora Anna molto sorpresa.

Yago esce sul marciapiede, si ferma e riapre il libro.

Mentre scendeva le scale incontrò la signora Anna del primo piano «Buongiorno Yago, non va a lavoro oggi?» Chiese la signora Anna. «Cosa glielo fa pensare?» Rispose lui. «Be’, ecco, non la vedo in giacca e cravatta, e quindi…» «Si faccia gli affari suoi ficcanaso!» Rispose Yago, continuando a scendere le scale velocemente. «Che villano!» Disse la signora Anna sorpresa. «Chi se lo sarebbe mai aspettato da una persona del genere, è sempre stato così gentile» continuò salendo le scale la signora Anna. «Di chi parli Anna?» Le chiese la sua vicina sul pianerottolo. «Di Yago, sai quello che abita al terzo piano?» Disse Anna. «Certo, lo conosco, quel tipo solitario; un tipo normale. Che ha fatto?» Chiese la vicina. «Mi ha dato della ficcanaso. Da lui non me lo sarei mai aspettata. E’ sempre stato educato, ben vestito…mah! A volte la gente impazzisce. E poi l’ho visto strano: aveva la camicia abbottonata male, la lampo dei pantaloni aperta e non si è fatto neanche la barba. Ciao carissima ci vediamo», disse Anna chiudendosi la porta alle spalle. Bhlogttabsujt.. lf potfgatl dpfvestqaoton labhlogtto rbhlogtte vbhlogtt assmgqotu.

Yago si tocca la barba, si tira su la lampo richiude il libro e va diretto alla libreria.

“E adesso?” Si chiese lei “Come la faccio continuare questa storia? In fin dei conti gli ho dato una bella personalità a questo tizio: un uomo normale, solitario, sconvolto da un libro misterioso, un libro magico. Gli ho anche dato un nome un po’ improbabile – Yago – che rimanda a sentimenti possenti come la gelosia… la gelosia. Sempre lo stesso problema”, si girò verso il telefono.

“Non vorrei farlo incontrare con la donna misteriosa: troppo scontato, e continuare con il gioco delle parole indecifrabili, rischierei di farlo diventare noioso. Ci vorrebbe un’idea, un’intuizione” si disse, girandosi di nuovo verso il telefono.

“Yago, Yago,Yago… ” ripeteva come un mantra.

Lo scampanellio della porta d’ingresso la fece tornare in sé, si alzò e andò ad aprire.

«Buonasera, cerco la signora Morgana Estro». L’uomo aveva un libro tra le mani.

 

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