Cuccioli

Recuperò una scatola e ce li mise dentro. Ora il problema era di far digerire ai suoi genitori la presenza di quattro cani, oltre ai due che già c’erano: il padre l’avrebbe preso col bastone oppure a calci. Quindi scartò la possibilità di portarseli a casa. Ma doveva dare un futuro a quei cani, perché diversamente sarebbero morti di fame. L’idea gli venne come se qualcuno o qualcosa gliel’avesse infilata di forza nel cervello. Si guardò intorno e vide che nel porto c‘erano quattro navi e senza chiedersi nemmeno come avrebbe fatto, decise che ogni nave doveva avere il suo cagnolino. Perché gli occidentali avrebbero sicuramente provveduto al futuro di quei cuccioli: loro erano ricchi.

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Klein

Klein era un ragazzetto curioso e amante degli animali, gironzolava sempre per il porto con la speranza di racimolare qualche spicciolo o un po’ di cibo. La cucciolata era nascosta in un piccolo anfratto tra due balle di canapa; Klein la notò solo perché sentì un lieve guaito. Erano quattro cagnolini di appena qualche giorno, ridotti quasi pelle e ossa, stranamente della madre nessuna traccia, probabilmente era in giro a cercare cibo o addirittura era morta, da quelle parti non era raro. Si guardò intorno per qualche minuto e poi decise che i cuccioli erano stati abbandonati.

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Namibia

L’arrivo a Walvis Bay fu uno spettacolo inaspettato; prima dell’ingresso nella baia c’erano decine di balene a caccia, che facevano evoluzioni balzando fuori dall’acqua e ignorando del tutto la presenza della nave. Entrati nella baia, lungo la penisola, centinaia e centinaia di fenicotteri rosa spiccarono il volo, oscurando il sole per un lungo momento.

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Olio

L’oceano era calmo, come non mai, sembrava che la nave navigasse sull’olio. Lui osservava quel mare fermo e inanimato con interesse.

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Asado

Lungo l’altra parete pentole e padelle in bronzo capovolte, ai soffitti piccoli lampadari in vetro con mosaici variopinti e in fondo una brace enorme che occupava tutta la larghezza del locale, con quarti di animali infilzati in lunghi spiedi di acciaio.

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Asadero

L’ambiente era lungo e largo, con tavolacci in legno non trattato e panche ai lati, i muri di cemento grezzo sbiancato a calce e su una delle due grandi pareti il murales di un gaucho a cavallo che mulinava le bolas sopra la testa, alla sua destra una donna in azzurro con fiori gialli e tante sottane che ballava da sola, a fianco un uomo basso, in tunica e i pantaloni strappati, a piedi scalzi, che percuoteva un tamburo.

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Tango

Il ballo dava un senso di passionalità e le note si diffondevano nell’ambiente come un gradevole vapore profumato, affascinando letteralmente gli avventori.

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Conventillos

I Conventillos erano degli edifici in legno dipinti con colori vivaci: tipiche abitazioni nella calle del Caminito. Là c’era un famoso bar che, oltre alla birra, offriva anche il tango a qualsiasi ora.

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Buenos Aires

Il canale di accesso al porto di Buenos Aires era un corridoio di boe lungo più di centotrenta miglia, e la nave, con a bordo un pilota, ci si spostava lentamente all’interno, come un treno merci in transito a un passaggio a livello.

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Bonaccia

Stava osservando, chiuso nei suoi pensieri, la lunga scia che la nave creava risalendo la penisola sudamericana; in un raro momento di bonaccia a latitudini estreme, ma con un cielo grigio e opprimente.

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