L’eco

L’eco si accrebbe, rimbalzando sui calanchi di ghiaccio e facendo gemere i timpani agli uomini.

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Lavagna ciclopica

L’impatto non fu potente come ci si sarebbe aspettato: la nave si incastrò sulla parte sommersa dell’iceberg, inclinandosi su un fianco. Fu il rumore che li sconvolse: come di un gesso colossale che scriveva su una lavagna ciclopica.

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Parete imponente

Il vento gelò, turbinando neve a ciuffi, fino a quando una parete imponente, da riempire la vista, e con dei profondi solchi, si materializzò così vicino che tra la meraviglia e l’impatto passarono pochi secondi. 

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Biancore diafano

Inaspettatamente, le onde cessarono e il mare si colorò di un biancore diafano, screziato da lingue cerule.

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Sagoma

Improvvisamente una sagoma lattea, avvolta da una nebbia turbinosa, si profilò in lontananza; accompagnata da un rumore assordante, come di vetro calpestato da piedi giganteschi.

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I riflettori

I riflettori bucavano il buio senza pausa e le vedette facevano del loro meglio in quella notte nera che logorava i nervi e bruciava gli occhi, fiaccando la volontà.

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Zanne d’acqua

Il mare era un ribollire di flutti senza uno schema logico: zanne d’acqua che addentavano l’aria dalle viscere del mare. La forza delle acque scavava il ghiaccio assalendolo e nutrendosene tenacemente, e il crepitio diventava sempre più intenso.

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Macchia verde

Alle 00:17, l’allarme del radar rimbombò in tutta la plancia: una macchia verdognola fece capolino sul limite delle ventiquattro miglia nel fondo nero del radar. Alle 01:28  l’isola di ghiaccio riempiva già metà del radar, ma a malapena si vedeva col binocolo.

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Frangenti

Alle 00:01 il Comandante fece virare di venti gradi, per non dare lo squarcio ai frangenti. Alle 00:03 le pompe entrarono in azione, riuscendo a espellere l’acqua che entrava. Alle 00:04 tutto l’equipaggio era in stato di allerta e pronto a qualsiasi evenienza.

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Cricche

Alle 23:00 ci fu il cambio. Alle 23:52 la sala macchine chiamò in plancia dicendo che c’era molta acqua nelle sentine. Alle 23:53 il comandante si diresse direttamente dal suo alloggio alla sala macchine. Alle 23:59 individuarono la falla tra il ponte quattro e il ponte cinque: le cricche avevano ceduto ulteriormente ‒ nonostante le saldature fatte.

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