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Sono solo, Emilio è partito…

Gibilterra: un pezzo di roccia a sud della penisola Iberica; un pezzo d’Inghilterra che sonnecchia adagiata su vecchie storie di mare; qui l’aria n’è permeata, tutto parla di imprese avventurose e di audaci capitani che sfidavano gli oceani. Ecco, La Rocca: un imponente promontorio che si allunga come un dito accusatore verso l’Africa. Provo la stessa sensazione degli antichi marinai che avevano paura di superare le Colonne d’Ercole, perché erano convinti che si precipitasse oltre la fine del mondo.

Anahita riposa tranquillamente ormeggiata al pontile dello Sheppard’s Marina. Il momento è arrivato, l’ansia dimora nella mia mente già da un po’: sto per affrontare l’Atlantico da solo per la prima volta, e ho paura di precipitare oltre l’orizzonte. Leggi il resto di questo articolo »

Il buio si stava allontanando, sbadigliando dietro l’orizzonte, cominciai a intravedere la sagoma lattiginosa di un’alta propaggine. La radio iniziò a gracchiare suoni incomprensibili, poi una voce metallica diramò il bollettino nella lingua dei marinai: “…vento da nord est con rinforzi  fino a trenta nodi, mare da mosso a molto mosso…”  Ammainai la randa, ridussi il fiocco e continuai verso l’imponderabile. Leggi il resto di questo articolo »

L’Atlantico, una distesa d’acqua capricciosa come una donna, che ti ammalia con le sue lusinghe. Ti accarezza con il soffio dell’Aliseo che ti spinge leggero verso la meta, ma improvvisamente tira fuori gli artigli e diventa una fiera aggressiva e pericolosa, con sbuffi traditori e folate micidiali. Ti circonda con dolci colline d’acqua che degradano sotto la chiglia, ma senza preavviso le trasforma in montagne insormontabili e impervie, che si abbattono sullo scafo inesorabilmente, travolgendoti e trasformando il tuo sogno in un necrologio. Ma Anahita, la mia compagna di avventure, mi è stata fedele: non ha belle linee, ed è un po’ goffa, ma nonostante l’età avanzata mi ha condotto dall’altro lato dell’oceano, resistendo e sopportando continue sollecitazioni; reagendo con piglio deciso e lasciando sull’oceano una scia lunga tremila e seicento miglia. Cosa si può chiedere di più a una barca? Leggi il resto di questo articolo »

Dreamson la vide uscire dall’acqua: era ammantata da un’aurea misteriosa, con passo lieve si diresse lentamente verso di lui; il corpo, color ambra, era cosparso di umide perle di luce; lunghi capelli neri e morbidi le ricadevano sul fondo schiena sinuoso. Con fare felino la donna si sdraiò accanto a lui, gli sorrise e lo baciò intensamente, e senza parlare si mise a cavalcioni su di lui. Dreamson si sentiva avvolto da una strana alchimia. Lei iniziò a muovere i fianchi con ritmo lento, sospirando dolci suoni in un mantra ignoto, mentre inarcava la schiena ad ogni spinta di lui, soggiogato da quella creatura misteriosa. E in una lirica di sensi mai provati consumarono un singolare, intenso e stravolgente amplesso.

Si svegliò turbato e disse:“No, questo non lo vendo, questo sogno lo terrò per me!” Leggi il resto di questo articolo »

Si svegliò da un sonno agitato, la sveglia digitale segnava le 06.58, dalla finestra entrava un’aria frizzante di un bel mattino di metà settembre. Non ricordava il sogno ma era certo che non era stato bello: “Forse un incubo”, pensò. Cercava di focalizzare i sui pensieri sul sogno fatto, ma niente, non gli tornava alla mente assolutamente niente. Si trovò in bagno guardandosi allo specchio: aveva il viso cereo con grosse occhiaie che gli si allungavano fin quasi alle gote: “Non è un bel vedere” si disse. Aprì il rubinetto e con le mani a coppa si spruzzò in faccia grosse quantità di acqua fredda, come se volesse, con quel gesto, cancellare quella sgradevole immagine di se. Leggi il resto di questo articolo »

Quella distesa d’acqua infinita oltre l’intricata foresta di ombrelloni sembra ribollire man mano che il sole appare, resto fermo sulla bici incantato da tutta questa struggente meraviglia. Il mio occhio si libra lentamente attraversando la troposfera poi gradualmente passa alla stratosfera, giunto all’esosfera aumenta la velocità Leggi il resto di questo articolo »

Onde schiumose e grigioverdi si affannano sulla battigia cercando di impossessarsi della sabbia. Un granchio trasparente corre verso un buco soffermandosi all’entrata per poi sparire. Un gabbiano imperiale plana sulle onde in cerca di cibo, mentre il vento mi abbraccia con la sua freddezza.

Alzo gli occhi e vedo un oggetto lucido Leggi il resto di questo articolo »

Si tolse i sandali avviandosi lungo la battigia, godendosi quello scenario tutto d’un fiato: il sole aveva tinto di rosso la superficie del mare in quel caldo crepuscolo estivo; stranamente, a quell’ora, la spiaggia era deserta, c’era solo la sagoma di un pescatore seduto sul confine asciutto della sabbia che rammendava una rete più vecchia di lui. Leggi il resto di questo articolo »

Mi svegliai come da un lungo e angoscioso sogno: avevo le mani cosparse di piaghe, le labbra mi bruciavano maledettamente ed erano coperte di pustole; le spalle sembrava fossero attraversate da lunghi spilli roventi. Il pavimento si muoveva, anzi no, rollava: dei rigagnoli d’acqua salmastra dal sapore stantio sciabordavano senza sosta lambendomi il corpo disteso sul paiolato che puzzava di pesce marcio. Il sole era di un bianco talmente accecante che nemmeno socchiudendo gli occhi riuscivo a capire l’ambiente che mi circondava. Leggi il resto di questo articolo »

Il tempo mi ha rubato un altro anno…maledetto tempo: inizi con i secondi; poi i minuti; poi le ore e infine mi rubi giorni interi, settimane, Leggi il resto di questo articolo »

Lei mi aveva lasciato dimenticando il pupazzo con un buco al posto dell’occhio. Mi ritrovai seduto sul pavimento al centro della stanza senza riconoscere l’uomo riflesso nello specchio sulla parete opposta.“Chi sei?” Gli chiesi. Leggi il resto di questo articolo »

Sono davanti a un foglio bianco, sforzandomi di vedere quello che non c’è, cercando di descrivere e trasformare in segni quello che penso, quello che si materializza nella mia mente. A volte lo guardo, gli guardo dentro, per interi minuti, guardo il suo biancore accecante, i suoi contorni, la sua geometria, la sua fredda immobilità, la sua gelida fissità, guardo la sua bidimensionalità, la sua algènte immutabilità. Leggi il resto di questo articolo »

Sono disteso sull’amaca, montata tra l’albero e lo strallo di prua, leggendo le disavventure di Edmod Dantés: tradito dagli amici, incarcerato e privato dell’amore di Mercedes Herrera, che amerà per sempre, nel Il Conte di Montecristo. Ogni tanto distolgo l’attenzione dalla lettura, e do uno sguardo intorno contemplando lo spettacolo che mi offre la natura. Leggi il resto di questo articolo »

La barca scivola sull’onda oceanica rollando dolcemente, creando la sensazione di volare. Sono in compagnia di un grande uccello bianco solitario, assiduo abitatore dei mari, che solca le alte correnti ascensionali. La navigazione procede tranquilla, sono immerso nella lettura di un classico romanzo dell’ottocento: Moby Dick di Herman Melville. E’ la storia della baleniera Pequod.“ …bastimento vecchio e inusitato…„ comandata dal  capitano Achab.“…roso dentro e arso fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile…„ E di Ismaele il suo narratore. “ Chiamatemi Ismaele, qualche anno fa non importa quando esattamente…„ Leggi il resto di questo articolo »

Pasquale Perfetto


Navigatore solitario
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