Pathos

Varchi la soglia della mia anima col mento insolente e l’incedere arrogante, il rumore mi rintrona fin dentro il più recondito dei miei desideri. Provo a sbarrarti l’accesso empiendomi della tua falsa condiscendenza, ma riesci sempre a trovare una breccia per entrare con caparbietà. Senza scrupoli. Provo a sfuggirti ogni volta che il tuo sguardo punta nella mia direzione, cercando di trovare un angolo dove nascondermi. Mi sfiori la spalla appena tento di far sbiadire la tua immagine dai miei occhi drogati; e ti basta un pennello e un po’ di colore per farmi illuminare di speranza. Non trovo pace. Ma cos’è la pace? Se la pace è soffocare il desiderio non la cerco, non mi serve. Cerco emozioni forti, sanguigne, struggenti, travolgenti; cerco una sofferenza appagante; un dolore riempitivo; una palpitazione avvolgente. Voglio il Pathos! Lo voglio sciogliere nel caffè la mattina; asciugarmici dopo la doccia; indossarlo prima di uscire; condirci l’insalata a pranzo; grattarlo sulla minestra la sera; gustarlo in una coppa di cristallo. E tenerlo sveglio la notte quando non dormo e guardo oltre il soffitto.

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