Parole

Sono imprigionato dalle parole, sono ingabbiato, recluso, incarcerato; sono un detenuto in gattabuia; mi hanno condannato, sono state loro a condannarmi: le parole; mi circondano, mi avvolgono, volteggiano nell’aria, a volte chiare, a volte no; mi sospirano all’orecchio, mi scivolano sul corpo, mi marchiano la mente, poi si dissolvono; le prendo a volo, poi le perdo, ne trovo alcune, ma poi si trasformano in altre; trasformazioni veloci, repentine; alcune mi cantano, altre ancora mi gridano, o sono talmente lievi che non le sento, ma le percepisco, so che ci sono; vagano, indifferenti, presuntuose, belle, brutte, inquietanti, mai insignificanti; mi prendono e mi portano lontano, a volte mi trascinano, altre mi abbandonano, alcune sono infide, altre sono sincere; ci sono, sono sempre là, tutte intorno; molte mi guardano e non si rivelano: aspettano; spesso le compro convinto di possederle, ma sono loro che mi fagocitano: si nascondono dentro le pagine, poi, improvvisamente, saltano fuori e m’imprigionano ammanettandomi; oppure le vedo apparire da un monitor e mi rubano gli occhi ipnotizzandoli; le incontro anche per strada, a volte imbellettate, altre appena accennate, ammiccano, sorridono, m’invogliano, mi provocano, sono tante: parlano, parlano, parlano, dovunque mi trovi parlano… silenzio! State zitte! Vorrei dormire almeno per una notte senza sentirvi.

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