La fine

Le masse d’aria cambiarono il loro corso senza preavviso e un lungo silenzio ammantò il mondo. Una luce violacea si diffuse nel cielo a est, attraversando rapidamente l’oriente e diffondendosi, anticipatamente, nella zona d’ombra a occidente.

Fiocchi di neve iniziarono a cadere su Timbuctu dalle prime luci dell’alba. Alcuni Tuareg in partenza per il Sahara guardarono il cielo smarriti, cercando di capire cosa fosse quella strana poltiglia bianca. Il contrasto tra il rosso del deserto e il bianco della neve creava una frattura visiva bizzarra, poi la tormenta di neve copri tutto in una morte bianca.

A cinquemila miglia di distanza, su una piattaforma petrolifera, alcuni uomini stavano tirando dei cavi di tensione; improvvisamente un rumore assordante li fece girare, ma non ebbero il tempo di meravigliarsi. L’onda aveva superato di gran lunga l’altezza della struttura in metallo e della piattaforma rimasero solo alcuni monconi spezzati.

Le calotte polari sprofondarono rapidamente nell’oceano e inondarono le coste del mare del nord distruggendo i villaggi dei pescatori.

L’Antartide venne spogliata del suo manto bianco nel giro di poche ore, esponendo all’aria una geologia nascosta da ere di ghiaccio.

Incendi incomprensibili devastarono la tundra Siberiana creando colonne di fumo gigantesche che invasero il cielo oscurandolo completamente.

Le città europee furono colpite da tremende scosse telluriche che aprirono canyon enormi nel suolo inghiottendo i grandi monumenti del vecchio continente.

I ghiacciai perenni dell’Himalaya si sciolsero con la rapidità di un cubetto di ghiaccio al sole d’agosto, formando fiumi inarrestabili che allagarono gli altopiani del Nepal travolgendo Kathmandu.

Tempeste di grandine si abbatterono nelle zone desertiche del Gobi, mentre ad appena seicento chilometri, nella città di Pechino, la temperatura superò i quaranta gradi all’ombra.

Nelle zone tropicali gli alisei invertirono la direzione aumentando d’intensità. Cosicché venti impetuosi devastarono gli arcipelaghi sradicando la vegetazione e inondando i centri abitati.

Onde gigantesche attraversarono gli oceani come treni impazziti, sommergendo tutto quello che incontravano sul loro cammino. Superpetroliere di cinquecentomila tonnellate ruotavano su se stesse, sopraffatte da frangenti alti come montagne.

Gli aerei iniziarono a cadere giù come mosche dopo una spruzzata d’insetticida, schiantandosi al suolo.

Nelle grandi metropoli del nord America i grattacieli implosero riducendosi in cumuli di cemento sottile che saturò l’aria di una polvere mortale.

L’umanità fu sopraffatta: nessun essere vivente sopravvisse. E la Terra finì.

Le luci s’accesero senza neanche aspettare i titoli di coda, la sala era quasi vuota: era l’ultimo spettacolo e c’erano poche anime. L’uomo rimase ancora seduto qualche secondo osservando lo schermo bianco. Poi andò via.

Il giorno dopo la cassiera del cinema leggendo il giornale nella cronaca interna, fu colpita da un articolo che riportava il suicidio di un uomo sparatosi in bocca con in mano un biglietto del cinema.

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