L.U.C.A.

Luca era un maestro nel tessere la vita. Possedeva un’intricata biblioteca di conoscenze, simile a un manuale di istruzioni di migliaia di pagine o a un tomo antico e pesante. Ma Luca cercava qualcosa di cui non aveva ancora coscienza: un bisogno non nuovo, ma ancestrale, che premeva dentro di lui con forza crescente.

Sapeva di non trovarsi lì per caso; aveva una missione da compiere.​Era un essere solitario, protetto dal suo guscio. C’erano altri come lui, ma non ne era consapevole, almeno fino a quell’alba infuocata che si irradiava su una landa di vapori e minerali fumanti: un mondo caotico in cui era difficile prosperare. Un brodo primordiale. Tuttavia, Luca possedeva un’innata capacità di apprendere, assimilando ogni cambiamento imposto dall’habitat. Era duttile, adattabile, curioso. Diverso.​Attorno a lui l’oceano ribolliva come una caldaia straripante. Spirali di nebbia toccavano il cielo plumbeo, perdendosi tra piogge acide, saette improvvise e continue alterazioni dell’atmosfera. Eppure, ai margini di quel caos, c’era movimento. Luca capì di non essere solo. Alcuni erano simili a lui, altri diversi – forse tentativi evolutivi precedenti – ma tutti condividevano lo stesso imperativo: nutrirsi.​La competizione per i nutrienti divenne spietata. Quelli incapaci di adattarsi iniziarono a svanire, mentre i più forti si imponevano dominando l’ambiente. Ma a quelle vite mancava ancora una scintilla: l’evoluzione consapevole.​Poi, un impulso improvviso, unico, lo colpì come una verità inattesa. Crebbe in Luca una nuova efficienza nel replicare la vita; una capacità di riprodursi in modo singolare. Era, al tempo stesso, il creatore e la creazione di sé stesso. Ormai parte di un grande disegno, possedeva uno scopo: la spinta a diversificarsi. Da lui nacque il primo organismo contenente l’intero genoma, capace di trasformarsi per migliorare il proprio status.​La sua inarrestabile ascesa gli permise di prosperare. Il primo scisma separò i suoi discendenti in due rami: alcuni rimasero legati alla semplicità e all’efficienza, dominando gli abissi; altri, spinti da un’ambizione complessa, iniziarono a organizzarsi in strutture più articolate, guadagnando spazio e supremazia.​Mentre le generazioni si susseguivano, la stirpe di Luca iniziò a prevalere, adattandosi a ogni nicchia possibile. Imparò a dominare gli ambienti più estremi, ponendo le basi per un’incredibile varietà di forme.​Eppure, Luca non era un gigante né un predatore. Era una singola cellula, avvolta in una membrana sottile e permeabile che gli permetteva di respirare e nutrirsi degli elementi circostanti: il capostipite da cui tutto ha avuto inizio.​Last Universal Common Ancestor.L’ultimo antenato comune universale.

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