Rivolo

Un rivolo corre

cerchi leggeri vorticano in superficie

istantanee galleggiano

le acque le assorbono

poi i volti diventano solubili

le sembianze si dissolvono

e la mia vita scivola veloce verso il mare.

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L’Incappucciato

Nubi opprimenti celano le vette delle montagne. Gli alberi sono grevi di neve tanto da far piegare i rami fin quasi al terreno. Fiocchi accecanti calano senza sosta sul paesaggio silente. Un uomo, ingobbito nel suo mantello, s’inoltra lungo un sentiero fangoso cosparso di pietre traditrici, mentre il cavallo stenta a restare in equilibrio trascinandosi a fatica sul terreno impervio. Le froge dell’animale creano due piccoli geyser che divergono, trasformandosi in un denso vapore grigio. Lui oscilla lentamente accompagnando i movimenti incerti del cavallo che avanza sospettoso.

Una sagoma deforme appare al centro del sentiero da una nebbia fitta e maleodorante: avanza, incappucciato, in un saio polveroso e consunto cinto da un cordone di canapa. L’ incappucciato alza il braccio scarno, ricoperto da una pelle raggrinzita, e fa cenno loro di fermarsi. L’uomo si arresta a pochi metri ed estrae la spada, facendo scartare il cavallo innervosito dalla mossa inattesa. L’incappucciato s’inginocchia e abbassa la testa in segno di sottomissione, tira fuori dal sacco un piccolo scrigno dorato cosparso di pietre luccicanti e l’offre al cavaliere. Il giovane scivola dalla sella e si avvicina all’uomo rinfoderando la spada e sovrastandolo con la sua mole. L’incappucciato apre lo scrigno, e da esso si sprigiona un piccolo vortice che a mano a mano diventa sempre più grande, fino ad avvolgere completamente l’uomo, imprigionandolo tra le sue spire. Dopodiché, fulmineo, si ritrae nello scrigno. L’incappucciato rimette l’oggetto nel sacco monta sul cavallo e lo spinge al galoppo lungo l’aspro sentiero. Una risata agghiacciante attraversa il bosco. Inaspettatamente il cavallo punta le zampe e si blocca, proiettando l’incappucciato in un capitombolo che termina con un tonfo rumoroso su una sporgenza rocciosa del terreno. L’animale si avvicina al sacco e con lo zoccolo spinge fuori lo scrigno, mandandolo a sbattere contro un albero e facendone aprire il coperchio. Di nuovo il vortice si sprigiona, e di nuovo aumenta di dimensioni finché non riappare l’uomo che, con un sorriso complice, si avvicina all’animale accarezzandolo sul muso e dice: “Uno stregone sciocco e avventato vero Pellediluna?”. Lei scuote la testa, soffia una grossa quantità di aria e scalciando risponde:“Uno stupido uomo di un’altra dimensione amore”.

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