L’immensità inizia sul confine tra il cielo e il mare.
immensità
L’immensità inizia sul confine tra il cielo e il mare.
Sono resistente all’acqua fino alla gola
L’immensità inizia sul confine tra il cielo e il mare.
Ormai siamo in tanti a viaggiare senza uscire mai di casa.
A volte mi sento un extraterrestre in un costume da essere umano.
Riordino i pensieri, li piego, li infilo nella valigia, e parto.
Sembra tranquilla fuori dall’acqua: risollevata. Ma i segni di violenza sotto la chiglia sono evidenti: solchi profondi simili a incisioni inferte dal tridente di Nettuno con, qua e là, qualche ammaccatura; come se il dio del mare oltre al tridente avesse usato anche il martello di Thor. Passerà qualche giorno prima di capire se il sogno continua. Per il momento la prognosi è riservata.
Effluvi pungenti di resine che inondano le narici, il clangore di ferro battuto, i brusii, i mormorii: suoni antichi e recenti. Intorno decine di sagome appoggiate su invasature fatte da tronchi d’albero. Le malandate, le inferme: maestose e inerti. Sotto di esse, operose figure, mimetizzate in tute da lavoro. E il cigolio rugginoso di una gru che si sposta sul piazzale recintato dal mare. Un cantiere navale.
Perché non mi lasci in pace? Perché continui a tormentarmi? Perché ti insinui in qualsiasi cosa che faccio? Perché non te ne torni da dove sei venuta? Ecco, fai una cosa, vattene. Esci dai miei sogni, cartella n°123581321-34 di Equitalia.
Odio dormire nelle barche sull’invasatura, mi viene mal di terra.
Sto fumando più del normale; e normalmente non fumo.
Ormai già lo vedo da qualche mattina: accovacciato a prua con il collo ingobbito tra le scapole. Il volto globulare con due occhi irritanti che sovrastano un ghigno dal taglio antipatico. E’ il Coboldo dei contrattempi, fratello degli intoppi, figlio della difficoltà. Discendente di una famiglia di ostacoli…