​ARCA

Il bisogno di lei non si era ancora colmato, dopo tutti quei mesi. Stava lì a lambiccarsi il cervello in cerca di ricordi che dessero un po’ di sollievo a quella sofferenza incontrollabile ed estrema. Una sofferenza cruda, aspra, spietata. Sciolse i suoi pensieri dal giogo e li lasciò volteggiare nell’aria, come un’eco silenziosa che prendeva forma in immagini vivide di ricordi. Un movimento, un gesto o uno sguardo gli riportavano alla mente qualcosa di diverso, con caratteristiche intrinseche sorprendenti.

​  Gli occhi, color dell’ambra, gli ricordavano l’autunno inoltrato, dopo la vendemmia: colori caldi e malinconici, il lento lasciarsi andare delle foglie, la saggezza e la preparazione al letargo. Un senso di bellezza effimera e transitoria.

​  Il drappo pompeiano della chioma, che le incastonava il viso, era stato disegnato da chissà quale creatore artistico di manga o da quale maestro del colore e della luce; sembravano delle colline immerse nel tramonto di una primavera piena di vita nuova.

​  Le mani, lunghe e lucenti, il cui rosso delle unghie risaltava come bacche di agrifoglio su un albero dai rami bianchi. Quando erano ferme gli ricordavano il silenzio della neve che tutto copre, la quiete, il riposo profondo, una stasi necessaria, ma precaria; la prima lunga nevicata d’inverno.

​  Le sue parole, ad esempio, avevano la grazia e l’orgoglio di un pavone che dispiega lentamente la coda: precise, cristalline, calde come l’estate; ma anche graffianti come la zampata di un gatto. O impertinenti e dispettose come un macaco a cui si toglie un oggetto dalle mani.

​  Viceversa, quando era chiusa in sé stessa sembrava un lupo taciturno e solitario, con il pelo di fierezza che la vestiva tutta di orgoglio puro. Simile a una pietra liscia in un lago immobile e senza vento. E se le chiedevi cosa avesse, era sfuggente come un’anguilla che sguscia tra le dita.

  Ma in quell’Arca, che galleggiava in acque perennemente tumultuose, dove le stagioni sembravano senza fine, non restò neanche un falò di speranza per una nuova fenice. 

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