Interni in ciliegio, unti dalla sporcizia e dall’incuria. Il carteggio sembra un tavolo da ristoro, e l’unica cosa che lo definisce tale sono il GPS e il notebook, adornati da un mollettone fermacapelli, un coltello da cucina, un pezzo di baguette, il cellulare e una crema dopo sole.
Il paiolato è cosparso di molliche di pane, macchie di grasso e polvere incrostata dal tempo.
Le coperture del quadrato, di un color arancio Tibet stinto e con grossolane chiazze di una sostanza indefinibile dappertutto, danno la sensazione di non aver mai fatto amicizia con l’acqua.
Una foto di formato standard li ritrae davanti a una porta di legno di un tempio buddhista, evidenziando due stati d’animo che li accomunano: orgoglio e presunzione.
Accanto alla foto di Gandhi ce n’è una della figlia di lui, ecuadoriana, vestita con toga rossa e tocco in stile USA.
Il disordine è incredibile: rispecchia il carattere di lui e in parte anche quello di lei. L’igiene sembra un concetto alieno.
A prua c’è un letto di forma triangolare con un lenzuolo a quadri rossi e gialli che, da quando è stato acquistato, non ha ancora visto un lavaggio. Le paratie laterali hanno aperture i cui fondi sono incrostati da una materia indescrivibile.
Il bagno è un luogo tutt’altro che ameno, che dà una sensazione di sporco appena ci si entra; in cui alberga un tanfo perenne, alimentato anche da due grossi asciugamani che in passato dovevano essere azzurro mare.
La zona cucina, con un fornello a due fuochi, è disseminata di macchie di grasso ormai indelebili. Alle spalle, due stipetti contengono vari barattoli e una grattugia verticale con residui di formaggio giallo-verde. Il fondo degli stipi è cosparso delle più svariate particelle organiche: dallo zucchero, al formaggio, al tè, alla pasta…
Sul ponte, la coperta rivestita in teak è di un grigio ormai scuro per l’incuria e la mancanza di trattamento. Che dire di loro due? Qualsiasi commento è inutile dopo la “sommaria” descrizione della loro barca.
Mi chiedo: come possono un uomo e una donna vivere sommersi da tanta immondizia?
Non li ho nemmeno fatti attraccare e mi sono fiondato sul pontile del muelle de espera, sacco in spalla, avviandomi verso il mio destino. La traversata dell’Atlantico se la faranno da soli, con la loro barca di merda.
