Deportivo di Aguadulce, nei pressi di Almería sulla Costa del Sol. Parto, a vela, destinazione Caraibi… da solo. O quasi.
Quella bambina continua a piangere… all’inizio mi guardava incuriosita, nascondendosi dietro la mamma. Sarà stata colpa mia? Di solito con i bambini ho un certo feeling: appena mi vedono mi guardano con fresca curiosità, e io faccio loro le boccacce.
Quella coppia di tedeschi chiede in francese al cameriere spagnolo ‒ che risponde in inglese, sotto l’insegna Segafredo Zanetti ‒ una crêpes Suzette. Quasi quasi… certo, con la Nutella sarebbe più buona, ma non esageriamo… o forse sì?
Chissà perché sto divagando. Sarà colpa delle due cañas che ho bevuto poco fa? Boh!
Alla fine l’ho ordinata: con cioccolata calda e gelato alla vaniglia… slurp!
La bambina ha smesso di piangere e dal bar a fianco arriva il dolce suono di Streets of Philadelphia di Springsteen – mentre sono in attesa della crêpes: un prodotto francese ordinato da un italiano a un cameriere che risponde yes, sulla costa della Spagna, di fronte al Marocco.
Mentre scrivo, il rumore inconfondibile di una Harley Davidson mi solletica il timpano, e penso che non ci siano più confini. Mi guardo intorno e sento suoni strani, anzi stranieri. Allora perché non parliamo tutti la stessa lingua? Perché quello sulla moto americana parla svedese? Why?
Speriamo che la bambina, che ha ripreso a guardarmi incuriosita, abbia dei figli che nasceranno in un mondo che parli una sola lingua. Forse sarà un mondo migliore.
La crêpes è arrivata.
